Tratto da SANISSIMI allegato a IL GIORNALE dell’ 11 09 2007
La cefalea colpisce il 70% della popolazione, il 40% in modo severo – Molte volte i medici si trovano a pazienti che legano la propria vita ad alte dosi di analgesici
ROMPERE LE CATENE DEL MAL DI TESTA: UNA RIVOLUZIONE POSSIBILE
Un colloquio col Presidente della Fondazione Sicuteri- Nicolodi
A chi soffre di mal di testa basta poco per star male: una notte , in bianco, una discussione, una cena troppo abbondante, un bicchierino di alcolici, i cambiamenti di tempo.
Ne parliamo con Maria Sicuteri Nicolodi, neurologo e Presidente della Fondazione Sicuteri- Nicolodi a Firenze
Presidente, cos’è il mal di testa?
Un termine che indica due fenomeni diversi tra loro: le cefalee secondarie indica dove appunto ci sono delle cause, qui in definitiva il mal di testa è solo una manifestazione di patologie neurologiche tumorali o infettive, per indicare le più temibili
Le cefalee primarie sono quelle di cui si conoscono molti meccanismi e sono quelle che non fanno morire ma possono massacrare la vita di un’ampia parte della popolazione
Ci vuol dire come agiscono questi meccanismi e soprattutto perché si scatena una crisi di dolore?
Il motivo fondamentale è un dato nostrano ormai condiviso e comprovato da tanti ricercatori: L’ereditarietà. In altre parole si eredita la predisposizione alla cefalea Predisposizione che consiste in un deficit dei sistemi di difesa dal dolore. Per esser chiari si può dire che se abbiamo genitori o nonni o bisnonni che hanno avuto questo problema , si nasce con un sistema di difesa dal dolore molto precario. Allora basta poco a farlo saltare: uno stress in più e vengon bruciate molte di quelle sostanze che , ormai lo si sa, sono utili non solo per far fronte allo stress ma che ci difendono dal dolore. Gli stress sono anche quelli fisici, le emozioni. La vita va sempre più arricchendosi di stress
E’ allora lo stress la causa?
No, è però l’evento esterno più frequente che va a smascherare questa predisposizione.
In tutti i casi?
Vede la classificazione dell’ International Headache Society ha evidenziato almeno 5 tipi fondamentali di cefalea, perché la parola cefalea è solo un modo più sofisticato di dire mal di capo, non è una diagnosi. La diagnosi va fatta tra tipi e sottotipi. Ma che si arrivi a diagnosi di emicrania con aura o senza, di muscolo tensiva o di cefalea a grappolo, il discorso non cambia : è sempre l’ereditarietà a dire se saremo o no predisposti a questa sofferenza. Quale saranno i sassi che faranno “inciampare nella malattia” è affidato non solo al caso ma anche ad altri e differenti fattori genetici. Insomma : si può nascere sotto una cattiva stella ma poi ognuno procede per strade diverse.
Cosa significa scusi?
Significa una cosa molto semplice che bisognerebbe smettere di banalizzare l’essere umano, che poi si chiami paziente ed abbia un numero sul letto non deve fuoroviare: è un essere umano. Ebbene, la “costruzione genetica “ di un umano conta più “loci” che non i corpi celesti sinora contatati nel cosiddetto infinito. Quindi mi pare ovvio che ci siano degli stress fondamentali e comuni, ma siamo creature diverse l’una dall’altra e generalizzare è non produttivo, Direi sbagliato. Ci sarà chi risponde di più alle variazioni ormonali, chi agli stress avversativi e così via.
Scusi ma se tutto è preordinato non ci sarà mai una cura?
Perché dire così? Guardi sono ormai tanti gli anni di esperienza accumulati in questa struttura che permettono di dire che ormai bisogna guardare alla cefalea primaria senza sentirsi sconfitti. Sono tanti i farmaci introdotti, i meccanismi individuati. Dov’è la paura nella parola “ereditario? Ma la maggior parte delle malattie è su base genetica dal’ ipercolesterolemia a patologie cardiovascolari. I cardiologi non per questo stanno lì a guardar morire i pazienti. Li curano. Si, quando si parla di cefalea primaria, di analgesia deficitaria sembra tutto strano. Ma è semplice capire il perché. Guardi che sino agli anni ’40 se dicevi d’esser cefalalgico potevi correre il rischio di finire in manicomio. Non è successo a pochi. E di quei non tanto pochi molti hanno subito ripetuti elettroshock. E’ solo nel 1959 che Federigo Sicuteri introduce una terapia per la cura l’emicrania e, come ha scritto D. Pearce “va a cambiare così la vita di migliaia di persone”. Grazie alle ricerche di Rita Levi Montalcini sappiamo che il nostro sistema nervoso centrale, il nostro computer centrale insomma , è l’organo più “plastico” che si possa immaginare. Quindi perché dovrebbe far paura andare a riassettare quel sistema dell’ analgesia che è compreso nel sistema nervoso centrale e che si è detto povero e malfuzionante nei cefalalgici.? E’ come se dovessimo riparare una fitta palizzata che deve filtrare in modo corretto tutte le sensazioni dolorose.
Ma dov’è con esattezza questo sistema dell’analgesia?
Se volessimo far bella figura e sbrigarci diremmo alcuni nomi come il grigio periacqueduttale, nucleo rafe magno
ma sarebbe apparentemente elegante e insieme assolutamente incompleto. Diciamo allora che questo sistema è costituito da tante “vie” che, nel loro insieme tramano il tessuto dell’analgesia stessa. Queste che abbiamo dette “vie” contengono sostanze come le “morfine endogene” e la serotonina , cominciano fin dal midollo spinale e via via salgono su in rete complessa e fanno capo a un’area che si chiama talamo che è “una stazione centrale” di quel computer che chiamiamo cervello; è proprio da qui che ripartono informazioni verso la corteccia che è quella struttura per cui noi diventiamo coscienti delle sensazioni. Esistono però altri “vie” discendenti e qui per esempio troviamo la noradrenalina. Ed altri ancora che sono a questi paralleli o connessi come le “vie “ ad acetilconina, per esempio. In definitiva questo è come un “grande sistema stradario” dove molte strade si intersecano, ma sappiamo chi circola e come deve circolare perché il traffico si svolga senza inceppi..
Quindi la vostra azione punta a questa struttura complessa?
Certo a riportare “il traffico” più vicino possibile all’ordine . Diciamo che si deve ripristinare la “normalità” di questo “sistema viario” in modo che sia efficiente
Ma qual è la tipologia dei vostri pazienti?
La caratteristica più diffusa è il larghissimo uso di farmaci utilizzati. Vengono utilizzati per sopravvivere perché se è vero che di cefalea non è mai morto nessuno è vero che molti ci perdono il lavoro e ogni qualità di vita. Quindi qui arrivano molto spesso pazienti ormai cronici e per cronici si intende chi, se si mettesse con carta e penna scoprirebbe di aver non più di 15 giorni al mese belli puliti e liberi da ogni mal di testa. C’è anche da dire che molti sofferenti arrivano in condizioni pessime per non aver mai avuto il “coraggio di dire “:Sono malato” Certo perché se dagli anni ’40 qualcosa è stato fatto questo non vuol dire che sia ormai accettato che questa sia una malattia. Guardi che solo da poco tempo nei libri di testo per chi si laurea i medicina c’è un capitolo sulle cefalee. Quindi speriamo nel futuro perchè chi arriva è da una parte esasperato dal dolore ma dall’altra dall’incomprensione.
Vorremmo sapere i perché di questa incomprensione. Non è che voi addetti ai lavori non avete idee chiare?
Pensiamoci bene. Noi stiamo dicendo di esser davanti a una disfunzione di sistema. Ma forse è presto perché ci sia una presa di coscienza vera di questo problema perché è ancora troppo radicata l’antico concetto introdotto nel ‘600 da Descartes in cui si illustrava il dolore che è procurato da agenti esterni. Confrontare 400 anni di “detto ridetto” con cose nuove di soli “50” anni e non facilissime da spiegare ed è spesso perdente. Ma l’appartenere a una schiera foltissima di malati la cui patologia è solo di recente individuazione non può essere un motivo per esser confusi con malati immaginari.
Perché secondo lei i cefalalgici si sentono malati immaginari?
Più che altro se lo sentono dire fino allo sfinimento. Non tutti, ma alla fine qualcuno meno “duro” finisce col prendere l’ipotesi in considerazione anche visto che gli esami come RMN , TAC esami del sangue vanno tutti bene. Di certo che vanno tutti bene, altrimenti sarebbe stata una cefalea secondaria per esempio dovuta ad un tumore, come si è già detto.
Chi colpisce al giorno d’oggi il mal di testa? E secondo lei questa nostra società va a creare sempre più soggetti a rischio?
Di sicuro le statistiche ci dicono che questa malattia è in netto aumento. E’ da dire che siamo una società che lavora sempre più con la testa. Siamo anni luce distanti dalle non tanto remote civiltà rurali. Se si va a controllare fra i pazienti della nostra struttura in testa ci sono gli studenti, poi gli insegnanti, gli impiegati ai terminali di computer, i medici, artisti. Sono persone queste che ovviamente non solo non stanno bene ma “non possono permettersi il lusso” di star male: il lavoro salterebbe.
Scusi ma lei parla di studenti sotto esami?
No. In generale. Quindi a prescindere da occasioni particolari di stress elevato. Non si parla di esami di maturità ma di studenti , includendo anche quelli delle elementari. Guardi che oggi le “verifiche” si rincorrono e anche i giovanissimi hanno sempre la sensazione di essere sotto osservazione, se non sotto esame. Può esser costruttivo per il carattere ma talvolta diventa penalizzante.
Nella popolazione infantile la cefalea sarà molto più rara che nell’adulto, però
Falso. E’ vero quanto disse un ragazzino anni fa “Sono piccolo, per questo nessuno mi crede”.
Abbiamo visto negli ultimi tempi una crescita vertiginosa della forma peggiore, quella cronica. Pensi che negli anni ’90 i bambini in queste condizioni erano una rarità, si contavano sulle dita delle mani. Oggi no. Rappresentano il 10% della popolazione con cefalea cronica. E il dato è in aumento
Ma non può darsi che questi ragazzini che lei descrive così compromessi dalla cefalea non sappiano sopportare il dolore e quindi la situazione sembri più grave di quanto non sia?
Falso anche questo. Ci sarà un caso su 200 in cui questo accade ma è facilissimo smascherarlo con poche domande. Ma scusi perché poi si dovrebbe chiedere di sopportare il dolore e soprattutto a un bambino. Guardi che una condizione di questo tipo può minare la sicurezza in se stessi, l’equilibrio emotivo. Credo che fondamentalmente , sia con gli adulti che con i bambini, tutte le volte che chiediamo di sopportare il dolore o , ancor più di “convivere col dolore” tradiamo i diritti dell’uomo. Già dal 1989 nei verbali della commissione dei diritti umani dell’ ONU (1989/11) si ribadiva il diritto “a godere del livello più alto possibile di salute fisica e mentale”.
Quindi non si deve convivere col dolore?
Non si deve convivere ma egualmente importante è , visto che si può, prevenire questa malattia e non finire nella gabbia del dolore ammansiti da analgesici specifici o meno ma in quantità non adeguate. Prevenire in maniera radicale e precoce è un’azione che si programma fin da età giovanissima. Abbiamo detto che ormai ci le son tante riprove a dire che questa è una malattia che si eredita. Sì, esistono mezzi sofisticati che si possono applicare per indicare il rischio che ognuno corre ma questa traccia d’eredità è già una cosa che ognuno può trovare anche da solo.
Badi che abbiamo già pubblicato come un’alimentazione adeguata , che apporta sostanze capaci, in natura, di far “diventare più rigoglioso” il terreno della difesa dal dolore protegge il futuro di centinaia e centinaia di ragazzini da un domani che sarebbe stato di dolore. Ora scusi una domanda la facciamo noi. Perché relegarsi in un ghetto se la porta è aperta e questo fin da giovanissimi? Andate via da questo dolore inutile e devastante
Scusi ma non le pare che il termine devastante sia eccessivo?
No, assolutamente. Lo ripetiamo c’è chi perde il lavoro, chi cessa d’andare a scuola, chi si fa retrocedere nell’incarico lavorativo, chi resta socialmente isolato? Non è questa una violenza , una devastazione di vita? Ma c’è anche di peggio. Non sono poi tanto pochi i cefalalgici severi che cominciano a soffrire di fibromialgia primaria che è una patologia dolorosa che “allaga” tutto il corpo. A quel punto fa male tutto, muscoli e tendini, la rigidezza e il dolore impediscono anche il riposo. E’ una patologia messa in luce tanti anni fa, qui da noi. Ora ci sono ormai tante pubblicazioni e tutte parlano di un filo continuo che lega cefalea a fibromialgia. Dov’è l’esagerazione?